CAMBIARE O NON CAMBIARE… QUESTO È (ANCORA) IL PROBLEMA?
Cambiare… perché percepirlo come un problema?
Il cambiamento, di per sé, non è né positivo né negativo. Cambiare vuol dire passare da uno stato ad un altro diverso, sostituire qualcosa con qualcos’altro, trasformare o trasformarsi.
Possiamo affermare che, in modo generico, tutto cambia.
Oggi più che mai.
Cambiano i mercati, cambiano le persone, cambiano i clienti, cambiano le reti vendita. Cambiano i linguaggi, gli strumenti, le aspettative. E oggi, con l’avvento dell’intelligenza artificiale, il cambiamento ha subito un’ulteriore accelerazione.
È un bene oppure un male?
Dipende, come cantano i Jarabe de Palo:
“…dipende, da che punto guardi il mondo tutto dipende…”
https://www.youtube.com/watch?v=cf_ITVX7qCg
Questo è il punto che dovremmo metterci bene in testa:
Nel mondo del lavoro — e in particolare nello sviluppo delle reti vendita — il cambiamento non è più un’opzione. È una condizione permanente.
Anche ogni processo di miglioramento implica, inevitabilmente, un cambiamento.
Accettarlo è il primo passo.
Attenzione però: accettare non significa rassegnarsi. Significa riconoscere la realtà per poterla gestire. Chi guida persone lo sa bene (o dovrebbe).
Uno degli “ostacoli” più frequenti per chi intraprende un percorso di crescita — imprenditori, manager, direttori commerciali — è proprio questo: dover giustificare agli altri la propria evoluzione.
“Non sei più quello di prima.”
“Così non facevi una volta.”
Incredibile, ma vero.
Quando cresci, cambi. E quando cambi… si vede.
Cambiano le priorità, il modo di decidere, di comunicare, di guidare… e non sempre chi ti circonda è pronto a seguirti o a vederlo di buon grado.
Ogni team aziendale, ogni rete vendita, vive all’interno di una propria zona di comfort.
Quando qualcuno prova ad alzare il livello, la prima reazione è spesso la resistenza. È fisiologico.
Joe Dispenza lo spiega molto bene nel libro “Smetti di essere te stesso”: quando iniziamo a cambiare davvero, non è solo la mente a reagire, ma anche il corpo e l’ambiente intorno a noi, che tendono a riportarci alla versione di noi che conoscono.
Un esempio concreto lo vediamo chiaramente oggi, di fronte all’AI: c’è chi la teme, chi la rifiuta, chi prova a fare come se non esistesse e chi la utilizza senza reale consapevolezza… eppure, non si tratta più di usarla se ci piace o meno… ormai è già ovunque. Il punto è se saremo capaci di integrarla con intelligenza, senza perdere ciò che rende davvero efficace una relazione commerciale: l’ascolto, la fiducia, la sensibilità… tutte caratteristiche profondamente umane che fanno e faranno la grande differenza..
Il cambiamento va gestito.
Se lo accetti, lo puoi guidare.
Se lo rifiuti, lo subirai. E nel business questo può avere un caro prezzo.
È importante sapere che queste dinamiche sono completamente naturali, per non sentirci a disagio. Ad esempio, quando cresci (magari perche ti formi), inizi a notare che ci sono cose che prima ti stavano bene e ora non più: dinamiche, abitudini, persone non allineate alla direzione che vuoi prendere… è normalissimo. E a quel punto hai due strade.
- La prima è accettare la realtà e agire.
- La seconda è rimandare… e lasciare che le cose degenerino.
A questo punto le parole di Amleto vengono a fagiolo…
“Essere o non essere, questo è il problema:
se sia più nobile sopportare gli oltraggi della sorte
o prendere le armi contro un mare di difficoltà
e, combattendo, porre loro fine.”
Adeguarsi o agire?
Restare nel conosciuto, anche se non funziona più, oppure attraversare l’incertezza del cambiamento?
Perché il rischio, a volte, è anche questo: a forza di pensare, smetti di agire.
E questo, nelle imprese come nelle reti vendita, ha conseguenze devastanti:
crea disallineamento fra le persone, perdita di energia, calo dei risultati, relazioni che si deteriorano, ambienti demotivanti.
Non è il cambiamento a creare i problemi… è il cambiamento non gestito.
Capisco che in certi casi sia difficile agire. Ci hanno spesso abituato a diffidare del cambiamento, a preferire il “male conosciuto” al “bene da scoprire”. Ma molte volte non lo si fa per prudenza, bensì per paura. E la paura, se non viene riconosciuta, finisce per decidere (male) al posto nostro…
Oggi non basta essere competenti.
Non basta essere veloci.
Non basta usare nuovi strumenti.
Occorre essere disponibili a evolvere, cioè a cambiare con senso.
Cambiare con consapevolezza.
Cambiare mantenendo saldi i valori e rendendo più evoluti gli strumenti.
Questo vale per imprenditori, HR, manager, direttori commerciali, professionisti e venditori. Vale per chiunque.
Il cambiamento è inevitabile. La differenza la fa il modo in cui scegliamo di viverlo:
subirlo… o guidarlo.
E voi, oggi… da che punto guardate il cambiamento?
Mi piacerebbe sapere come lo state gestendo nelle vostre realtà… e quali ostacoli (interni o esterni) state incontrando.
Ana M. Alvarez
