È di moda da un bel po’ parlare di capitale umano, coinvolgimento, leadership, wellness aziendale, clima aziendale e crescita delle persone. Poi però, nella quotidianità, le relazioni vengono gestite con una cura spesso più apparente che reale, mantenendo le gerarchie ben marcate, rigidità e spesso un controllo eccessivo che massacra l’animo dei più sensibili.
Negli anni ho osservato spesso questa distanza collaborando con imprenditori, manager, reti vendita e professionisti. A parole molte realtà si definiscono evolute, orientate alle persone. Nei fatti, però, funzionano ancora con modelli relazionali che appartengono a vent’anni fa, ad essere generosi.
Al giorno d’oggi questa incoerenza si percepisce molto più velocemente e diventa un problema serio sia per le aziende sia per i collaboratori.
Facciamo un esempio: “Le persone al centro” è una frase che sentiamo continuamente, che leggiamo in moltissime pagine aziendali. Lo confesso, l’ho usata tante volte anch’io… la sento profondamente vera dentro di me, che ci posso fare?… tuttavia capisco anche cosa possa suscitare in alcuni casi. Viene da chiedersi quanto riusciamo davvero, nella quotidianità, a mettere le persone al centro delle relazioni professionali.
Perché mettere “le persone al centro” richiede molto più di una buona comunicazione aziendale. Richiede fatti coerenti: ascolto, rispetto, fiducia, chiarezza e la capacità di creare contesti nei quali le persone possano sentirsi valorizzate davvero. Ma ripeto: nel pratico, nel piccolo e nel grande.
Ciò che voglio dire è che le relazioni sane e costruttive non si creano con bei slogan. Si costruiscono mattoncino dopo mattoncino, attraverso i comportamenti quotidiani, nei dettagli, nella qualità del tratto umano con cui scegliamo di lavorare insieme.
Repetita iuvant: il mondo del lavoro è cambiato profondamente.
Sono cambiate le persone, le aspettative, le priorità, il modo di comunicare e anche il modo di costruire fiducia. Alcune categorie professionali, come i commerciali, i consulenti e chi lavora a partita IVA, richiedono relazioni sane, trasparenti e coerenti. Cercano contesti fertili, seri, chiari e rispettosi nei quali poter lavorare bene e sentirsi valorizzati.
E come ci si sente valorizzati, apprezzati e supportati?
Quando la comunicazione avviene in modo fluido e trasparente, quando vengono messe in risalto le cose ben fatte piuttosto che puntualizzati continuamente gli errori (“critica costruttiva” lo chiamano… oppure “allineamento agli standard”), quando si rispettano gli accordi, quando c’è interesse vero, autentico, quando si viene ascoltati, quando viene data fiducia e conta davvero la propria esperienza, quando c’è spazio per la propria impronta.
Molte aziende investono energie enormi nel controllo dei dettagli, delle procedure, dei numeri e delle performance. Paccate di soldi nel marketing, attenzione maniacale alle strutture, alla tecnologia, all’apparenza. Molto meno frequentemente dedicano la stessa attenzione alla qualità umana delle relazioni interne e ancora meno investono nelle persone con la stessa generosità con cui investono nei sistemi tecnologici. Oggi lo vediamo chiaramente anche con l’inserimento della IA.
Eppure sono proprio le relazioni a determinare, nel lungo periodo:
• fedeltà
• coinvolgimento
• motivazione
• senso di appartenenza
• qualità del lavoro
• continuità dei risultati
• applicabilità della tecnologia
Perché le persone non sono macchine.
Anche nei contesti più professionali, ogni essere umano ha bisogno di rispetto, chiarezza, riconoscimento, ascolto, fiducia e spazio per esprimersi.
Ricordo una frase ascoltata anni fa durante una conferenza di Cipriano Toledo:
“Non è lo stesso dire grazie che mostrare gratitudine.”
Mi è rimasta impressa perché descrive perfettamente molte dinamiche aziendali.
Le persone percepiscono immediatamente la differenza tra attenzione autentica e attenzione formale, tra interesse reale e semplice gestione funzionale. Vale per i collaboratori, i clienti, i soci, gli alleati, persino per i fornitori o la concorrenza.
La qualità delle relazioni influenza profondamente la qualità dei risultati. Magari non sempre nell’immediato, ma sicuramente nel medio e lungo termine.
Quando le persone lavorano in contesti relazionali sani, accadono meraviglie…
• cresce il coinvolgimento
• aumenta il senso di responsabilità
• migliora la collaborazione
• si sviluppa fiducia reciproca
• emergono talenti e potenzialità
• le persone danno molto di più, spontaneamente
• i risultati prodotti sono migliori
• i numeri salgono
• l’impresa cresce
Io credo nelle persone, nella gentilezza, nelle relazioni sane ed equilibrate. Credo nella trasparenza, nella fiducia costruita nel tempo e nella qualità umana come elemento fondamentale per creare aziende solide, motivate e durature.
Da Customer Care Specialist ho imparato che la soddisfazione dei clienti nasce sempre dalla qualità delle relazioni. E questo vale anche all’interno delle aziende. Perché i collaboratori, i professionisti e le persone con cui lavoriamo ogni giorno sono, in fondo, i primi clienti della cultura aziendale che costruiamo.
Ana M. Alvarez
